Angelique Gagliolo racconta Il terremoto del Friuli del 1976

Copertina Gagliolo 1976

Angèlique Gagliolo, 1976 L’urlo dell’Orcolat, Self publishing 2024

Udì un piccolo tintinnio di vetri. Sollevò la testa e tese le orecchie come una marmotta di vedetta.

Un boato, come l'urlo cavernoso di un orco arrabbiato, mescolato ai suoi passi pesanti. 
Il terremoto.[p. 32]

C’è un piccolo seme nel cuore dei friulani, orgoglioso, che freme e non permette a nessuno di avvicinarsi troppo. È diffidente e spinge il friulano ad arrangiarsi da solo, anche nelle peggiori difficoltà. Ecco cosa permeava il cuore di Elvira, vedendo la sua terra violata prima dall’Orcolàt e poi dagli stranieri: giornalisti, politici e militari, ma anche macerie, calcinacci, rovine e infine un senso di smarrimento, misto alla voglia di riprendersi presto, di tornare padroni della propria vita. [pp. 47-48]

Ogni notte si ritrovava in una terra oscillante che urlava con terrore. Si ritrovava tra le braccia dell’Orcolàt che la scuoteva e la faceva precipitare dentro una voragine di terra. Si sentiva soffocare ed era schiacciata da detriti e materiale informe. [p. 61]

Era iniziata così la ripresa del Friuli, terra di emigranti, destinata allo spopolamento: con morte e distruzione. Ma poi il carattere forte e temprato dei suoi abitanti aveva aperto mille porte, al lavoro e alla rinascita. 

Così, con le maniche arrotolate e una gran voglia di lavorare e di riprendersi da quanto era successo, i friulani diedero un senso a tante perdite umane e materiali, onorando la memoria di tanti morti. [p. 82]

Il 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6.5 colpisce duramente il Friuli e in particolare la media valle del Fiume Tagliamento, coinvolgendo oltre cento paesi nelle Province di Udine e Pordenone. Il terremoto, avvertito in quasi tutta l’Italia centro-settentrionale, è seguito da numerose repliche, alcune delle quali molto forti. Il 15 settembre una nuova scossa di magnitudo 5.9 provoca ulteriori distruzioni. Perdono la vita complessivamente 965 persone.