Il terremoto dell’Irpinia del 1980 nel racconto di Raffella R. Ferré

Copertina Ferrè 1980 - Consalvi 2009

Raffella R. Ferré, La terra mossa, in Isabella Tramontano, a cura di, Trema la terra,NEO Edizioni 2010 

Quando la terra ti trema tutt' attorno che fai? Intendo dire: tu sei seduta al tavolo, stai guardando la televisione e con la coda dell'occhio tieni d'occhio la salsa sul fuoco e la lavatrice che gira, no? E così, bell'e buono, la cristalliera si mette a fare avanti e indietro e i piatti appesi al muro li vedi a terra, tirati via da una mano gigante passata di taglio lungo la parete.

La prima volta avevo cinque anni e mia madre, prima di scappare giù dal terzo piano della palazzina popolare in cui abitavamo, aveva avuto il tempo di staccare la corrente, spegnere il gas e prendere le chiavi. Per le scale, poi, m'aveva preso per la vita alzandomi da terra e nel cortile ci eravamo messe in salvo al centro dello spiazzo. Davanti a noi stava la Vergine accesa di lucette azzurre.

Ma non era stato certo lo Spirito Santo a guidarci fino alla statuetta quanto una constatazione geometrica fatta dagli uomini e dalle donne scese in strada prima di noi: le palazzine erano disposte a raggio tutt'intorno, la Madonna era l'unico porto sicuro dell'intero isolato. Dalle strade accanto venivano le luci dei lampioni come punti iridescenti della circonferenza e ogni tanto compariva una faccia nuova, era quella del tabaccaio all'angolo o del salumiere. Dissero, poi, che in tutto quel movimento il nostro cortile era sembrato un punto fermo: lì stava la saggezza della folla e noi bambini, proprio nell'occhio calmo del ciclone, quasi in braccio alla Vergine Maria. Messi al riparo nel recinto azzurrino decorato coi fiori di plastica e coi lumini, eravamo gioiosi, contenti come ad una festa di paese o ad un Natale anticipato e idevamo senza sapere niente del mezzo inferno del 1980.

Avevamo chiesto ai grandi nelle settimane appresso e quei ce l'avevano chiamata "terra mossa" la confusione di coperte e di cioccolata svizzera. Io piccola avevo anche invidiato quelli che non avevano fatto ritorno a casa e avevano avuto giornate convulse di spostamenti e nuove sistemazioni. Quando erano arrivati i prefabbricati mi erano sembrati belli come la casetta del nonno di Heidi. Anche a scuola avevano trovato una spiegazione fantasiosa ai nostri perché: sulla testa avevamo un Dio, e Dio quel giorno di novembre aveva spostato i mobili e messo in ordine, forse cambiato la disposizione delle camere da letto tanto che ne avevamo avvertito il trambusto fin nelle nostre case.

L'idea che le oscillazioni delle mura della mia palazzina fossero dovute al trascinamento di una sedia gigante sul soffitto-cielo mi aveva così accompagnato durante la crescita che la seconda volta mi trovai preparata: invece di dire a Lorenzo di muoversi che c'era il terremoto, ventinove anni dopo, io gli dissi piano che Gesù stava traslocando e bisognava muoversi, pure se nessuno di noi due aveva bisogno di bugie ché avevamo settant'anni in due ed eravamo ad un punto della nostra relazione in cui la terra mossa ce la portavamo nella pancia dalla prima mattina. [pp. 118-119]

Il 23 novembre 1980 un terremoto di magnitudo 6.9 colpisce una vasta area della Campania, della Basilicata e marginalmente della Puglia, causando 2734 vittime. A riportare gravi lesioni sono complessivamente 688 comuni, metà dei quali registra la perdita dell’intero patrimonio abitativo.  Il Presidente Pertini denuncia il ritardo dei soccorsi e le gravi mancanze nell’azione dello Stato.