Il terremoto dell’Irpinia del 1980 nel racconto di Valeria Parrella

Valeria Parrella, Mosca più balena, Minimum Fax 2021
Quando avevo sei anni ci fu il terremoto. Ero figlia unica, scappai a piedi nudi sotto l'arco di una porta, tra i miei genitori.
«Questa è la trave portante», disse mio padre con l'aria da architetto, «qui è tranquillo».
Stavamo al buio, il giorno seguente scoprimmo che l'unica crepa veramente profonda della casa era in quella trave.
Tre mesi dopo, una famosa maga del quartiere indicò alla popolazione il giorno e l'ora della prossima scossa. La gente dormiva con la valigia sotto il letto, e sulla maga non c'era da sbagliarsi, così quando arrivò il giorno x tutti cominciarono a scendere in strada. Accesero i falò.
I miei genitori non si erano sposati in chiesa, quando ero nata avevano comprato il manuale del dottor Spock, e si sforzavano di descrivere tutti gli eventi della vita su assi cartesiani. Io avevo sentito della profezia a scuola e vedevo dal balcone i falò accesi. «Mamma, perché non scappiamo?»
«Ma che scemenza: i magi non esistono, la magia non esiste, nessuno può prevedere niente, perché quello che deve ancora succedere non si sa come succederà».
Io vidi Katia scendere nel cortile.
«Mamma, Katia è scesa, c'ha anche la cartella».
«Non le serve a niente quella cartella se i genitori le fanno credere in quello che non esiste: tutto ciò in cui possiamo credere è quello che si tocca e si vede».
Io guardai la trave tagliata a metà dalla crepa e mi andai a preparare la cartella; contai le penne, i quaderni, ci infilai una mutandina con ricamato sopra Martedì, e presi il mio pupazzo più potente: quello che sconfiggeva il buio di notte, e Voltaire di giorno.
La signora Russo con un completino da rifugio antiaereo ci venne a bussare.
«Signó, vi volete muovere?»
«Ma signora, per favore non diciamo sciocchezze, sedetevi che vi faccio un caffè».
«Ma quale caffè? Voi dovete scappare!»
«Signora, ragioniamo: che probabilità c'è che venga una scossa mo'? Allora dovremmo stare sempre in mezzo alla strada?»
«Ma la maga ha detto mo', tra mezz'ora».
«E voi credete alla maga? Siete una donna così coraggiosa, faticate dalla mattina alla sera, e credete a questi buttoni che si vogliono fare i soldi con la vostra superstizione?»
«Signo, ma che c'azzecca.... vabbuò, fate come volete, ma almeno questa povera creatura me la dovete dare a me».
lo seguivo la conversazione, quando disse povera creatura capii che parlava di me, e andai nella stanzetta a prendere la cartella. Mia madre vedendomi allontanare disse: «Avete visto? L'avete fatta spaventare!»
Tornai nell'ingresso e tesi la mano verso la signora Russo.
Mia madre aveva la tristezza del fallimento negli occhi e l'attesa della rivincita nel cuore.
Corremmo giù: io e Katia ci trovammo vicino al falò, e per venti minuti facemmo i compiti.
Per venti minuti mio padre e mia madre discussero sull'opportunità del mio gesto; quando mia madre disse Russo, mio padre la guardò sconvolto da una distanza che non conosceva e la corresse: Rousseau, cara, si dice russó.
All'ora x ci fermammo tutti, la signora Russo mi prese in braccio.
Ci avvolse un silenzio totale, poi la terra scricchiolò, le case ondeggiarono un poco. Ci muovevamo restando fermi.
Polacchine e jeans, i miei genitori correvano sconvolti fuori dal palazzo. [pp. 5-7]
Il 23 novembre 1980 un terremoto di magnitudo 6.9 colpisce una vasta area della Campania, della Basilicata e marginalmente della Puglia, causando 2734 vittime. A riportare gravi lesioni sono complessivamente 688 comuni, metà dei quali registra la perdita dell’intero patrimonio abitativo. Il Presidente Pertini denuncia il ritardo dei soccorsi e le gravi mancanze nell’azione dello Stato.