Paolo Rumiz racconta Il terremoto del Friuli del 1976

Copertina Rumiz 1976

Paolo Rumiz, Una voce dal profondo, Feltrinelli 2023

Ripensai, quella notte, che avevo già sentito la voce del Profondo. Era stato in Val Resia, sulle Prealpi Friulane, dopo il catastrofico terremoto del 1976. Mi ero appena steso nella tendina alla fine di una giornata di lavoro con altri volontari. Intorno, montagne arcigne, spopolate, inospitali, segnate da immani cicatrici.

Fu in quel momento che il boato arrivò, senza preavviso e con alcuni secondi di anticipo sullo scossone vero e proprio. Un basso profondo, dalle tonalità infernali, emesso da un esercito di tromboni, fagotti, oboi e corni inglesi, passò dal terreno direttamente ai miei polmoni attraversandomi il corpo. 

Dopo un’attesa che parve interminabile, le rupi cominciarono a contorcersi e a crollare, mentre l’attrito spaventoso fra gli strati di roccia sprigionava odore di zolfo. Momenti in cui ti senti un nulla. [pp.18 – 19] 

Il 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6.5 colpisce duramente il Friuli e in particolare la media valle del Fiume Tagliamento, coinvolgendo oltre cento paesi nelle Province di Udine e Pordenone. Il terremoto, avvertito in quasi tutta l’Italia centro-settentrionale, è seguito da numerose repliche, alcune delle quali molto forti. Il 15 settembre una nuova scossa di magnitudo 5.9 provoca ulteriori distruzioni. Perdono la vita complessivamente 965 persone.